Cosa sono gli esfolianti e perché potenziano l’azione dei cosmetici

Le dermatologia e la medicina estetica hanno dimostrato che, rimuovendo le cellule cheratinizzate dello strato corneo, la pelle attiva un processo di rinnovamento profondo e di veloce miglioramento dell’aspetto superficiale. Questa metodica, comunemente denominata peeling, si è evoluta negli anni grazie alla scoperta e alla sperimentazione di nuovi acidi e alla loro veicolazione mirata.

In realtà, queste pratiche vengono già descritte in antichissimi trattati di medicina tradizionale che
riportano ricette a base di zolfo, pomice e altre polveri minerali o vegetali. Ma è solo a fine dell’800 che
inizia l’utilizzo di acido tricloroacetico, acido salicilico e di resorcina, in topicazioni cutanee.

Sappiamo che il processo di rinnovamento cellulare rallenta con il passare degli anni e così le cellule
“morte” tendono a “cementarsi” sulla superficie cutanea e che la loro aumentata permanenza comporta una maggiore opacità con riduzione dell’elasticità e dell’idratazione complessiva della pelle.
Promuovere il turnover epidermico non solo significa favorire l’eliminazione di questi elementi devitalizzati, ma anche stimolare lo strato basale a sintetizzare nuove cellule. Così facendo la pelle comprende che deve riprodursi con velocità… e lo fa!

La differenza tra scrub e peeling

A differenza degli scrub e gommage che prevedono un’azione di tipo meccanico tramite lo sfregamento di particelle (granuli, sferule, polveri finissime o sali), il peeling cosmetico promuove un effetto più profondo, omogeneo e può essere mirato a determinate zone o esteso a tutto il viso, il décolleté, le mani e perché no, anche gli avanbracci, per arrivare addirittura ai peeling total body.

Tecnicamente parliamo di attività cheratolitica, cioè di riduzione della coesione dei corneociti per azione diretta sulle giunzioni tra le cellule (desmosomi). Gli acidi favoriscono il distacco e l’allontanamento dei corneociti che si depositano in superficie e, allo stesso tempo, stimolano i meccanismi di rinnovamento.

L’evidenza di questo processo può essere di tipo “forforaceo”, dove le microlamelle della pelle si staccano
come la forfora, oppure di svelamento, quando sottili lembi di pelle si staccano come le bucce di un frutto, processo che si evidenzia dopo le scottature.

Oggi il peeling chimico è uno dei trattamenti di eccellenza per ridurre i segni dell’invecchiamento e trattare cheratosi, cicatrici da acne, smagliature, rosacea, discromie, ipercromie, acne, dermatite seborroica e radiodermiti.
Lo studio dei diversi acidi, della loro concentrazione e del loro pH, non solo offre al medico estetico un ventaglio di opzioni per agire in modo mirato sulle singole patologie da trattare, ma si estende anche all’uso a domicilio, sia per preparare la pelle ad un peeling professionale, sia per sostituirlo nel lungo periodo. Analizziamo in modo sintetico questi fantastici trattamenti per avere una panoramica chiara e precisa.

La profondità di azione

I peeling “professionali” possono essere classificati a seconda della profondità che raggiungono in base alla tipologia di problematica da trattare.
Distinguiamo quindi:

  • peeling molto superficiali: raggiungono solo lo strato corneo;
  • peeling superficiali: raggiungono l’epidermide superficiale;
  • peeling medio-profondi: raggiungono lo strato spinoso dell’epidermide;
  • peeling profondi: raggiungono lo strato basale.

Le caratteristiche degli acidi

Alfa-idrossiacidi (AHA): i più diffusi in ambito cosmetico sono l’acido lattico, l’acido glicolico e l’acido mandelico. Gli alfa-idrossiacidi (noti anche come acidi della frutta) vengono considerati sostanze di origine naturale, nonostante possano essere riprodotti sinteticamente.

L’acido glicolico è abbondante, per esempio, nella canna da zucchero, nell’uva e nella barbabietola. Gli alfa-idrossiacidi hanno suscitato particolare interesse per l’azione rigenerante che svolgono sull’epidermide. In particolare, il già menzionato acido glicolico concentrato al 4-5%, esplica un effetto prevalentemente idratante; a concentrazioni superiori a 8-10% inizia ad evidenziarsi, invece, un’attività levigante. Per le sue caratteristiche chimiche e il peso molecolare superiore, l’acido mandelico penetra in maniera più graduale e uniforme attraverso la pelle rispetto ad altri alfa-idrossiacidi. In questo modo risulta meno irritante, ad esempio, dell’acido glicolico, e più adatto alle pelli sensibili o a tendenza acneica.

Beta-idrossiacidi (BHA): tra questi rientra l’acido salicilico a limitate concentrazioni, attivo utilizzato soprattutto per effettuare peeling superficiali nel trattamento dell’acne. L’acido salicilico è caratterizzato da spiccate proprietà cheratoplastiche (esfolianti) e leviganti. Applicato sulla pelle, provoca l’esfoliazione degli strati superficiali della cute ed è molto efficace nell’eliminare i tappi cheratinici e liberare i comedoni (punti bianchi e neri) dal contenuto sebaceo. Svolge inoltre un’azione batteriostatica, essicante e lenitiva senza provocare fenomeni irritativi.

Gli acidi della frutta sono molto utilizzati in cosmesi anche per le loro proprietà antiossidanti. Il nome di questi particolari tipi di acidi deriva dal fatto che essi sono presenti in grande quantità all’interno della frutta. Fra questi, ricordiamo: l’acido malico dalle mele, l’acido tartarico dall’uva, l’acido glicolico della canna da zucchero, l’acido citrico degli agrumi, l’acido mandelico dalle mandorle, ecc.
Gli acidi della frutta sono particolarmente indicati per pelli grasse, specie se asfittiche, perché consentono al sebo di fuoriuscire dal follicolo in maniera più agevole, evitando così la formazione di foruncoli e comedoni (punti bianchi e neri). A tale scopo si dovranno utilizzare prodotti esfolianti non oleosi e comunque delicati; è risaputo, infatti, che le ghiandole sebacee reagiscono a simili insulti aumentando la produzione di sebo.

In genere, con l’impiego di prodotti contenenti acidi della frutta in basse concentrazioni, i risultati sono apprezzabili dopo un paio di settimane di uso regolare. Generalmente essi hanno un buon potere idratante.

Il grado di acidità espresso in pH

Come sappiamo il pH neutro – né acido né basico – è pari a 7,5. Scendendo da quel numero troviamo la scala che indica anche l’aggressività della sostanza. Per esempio, il limone ha un pH compreso tra 2,3 e 2,5 e l’acido acetilsalicilico ha un pH fino a 4.
Per un’esfoliazione cutanea forte vengono usati acidi con un pH non superiore a 3. Per un’esfoliazione moderata ad uso domiciliare, invece, un pH 4 può dare ottimi risultati.

Spesso si parla di formule tamponate. Cosa significa? Significa che il pH normale dell’ingrediente, per esempio, di un acido glicolico a pH 2, viene reso meno aggressivo aggiungendo alla formula sali che lo ingentiliscono e lo rendono più maneggevole e sicuro. Come spiego sempre nei miei corsi, dobbiamo distinguere l’atto medico, che controlla la reazione cutanea in diretta e permette l’uso di prodotti che raggiungono il derma, dall’uso domiciliare delle formule esfolianti, che seguono il principio “massima resa-minima spesa”, dove per spesa intendo la reattività cutanea indotta.

Il tempo di azione

Quanto tempo vanno lasciati agire sulla pelle gli esfolianti? La mia parola ricorrente è: dipende!
I fattori che vanno considerati sono il tipo di pelle, il risultato che si vuole raggiungere e il tipo di acido che viene utilizzato. Senza entrare nei protocolli professionali, possiamo distinguere formule che vanno risciacquate dopo 5/10/15 minuti per interrompere l’azione di cheratolisi e formule che possono rimanere a contatto con la pelle perché da sole completano l’azione esfoliante a tempo debito.

Cosa fare – e non fare – dopo un peeling

Nel decorso post-peeling è indispensabile proteggersi dai raggi solari e lampade UVA – UVB con prodotti che contengano filtri solari per prevenire eventuali iper pigmentazioni post infiammatorie. Va da sé che non bisogna esporsi direttamente al sole né fare uso di lampade abbronzanti. Potrebbe sembrare un consiglio scontato ma non lo è.

Un buon prodotto che vanti un SPF 30 usato regolarmente e riapplicato durante il giorno offre un’ottima performance in termini di sicurezza. Filtri minerali o chimici sono opzioni diverse, ma va fatta attenzione al veicolo, soprattutto in pelli con tendenze acneiche: dev’essere sottile e non comedogenico.

I risultati

Dopo l’esfoliazione tramite peeling cosmetico domiciliare, la grana della pelle risulta visibilmente affinata e riacquista la sua naturale luminosità, oltre a risultare maggiormente ricettiva nei confronti delle sostanze funzionali presenti nei trattamenti che andranno applicati successivamente.

Possiamo dire senza dubbi che i peeling potenziano l’azione di tutti i protocolli, in quanto rendono la barriera cutanea sufficientemente permeabile al passaggio degli attivi successivi. Sono considerati dei veri “apripista”.
La clinica dei peeling domiciliari dimostra che l’applicazione settimanale di un buon esfoliante:

  • migliora qualitativamente il tono dermico;
  • stimola l’epidermide in profondità;
  • esercita un’azione anti-aging attenuando la visibilità dei segni associati all’invecchiamento cutaneo, come le piccole rughe, levigando l’epidermide;
  • contribuisce a minimizzare ipercromie, eliminando i corneociti iper pigmentati;
  • attenua cicatrici e segni dell’acne lieve.

Fabio Callegari
Training Consultant